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INDICE

Prefazione

Premessa

Transnazionalità

Piano
Formativo Progetto "Goccia-Genera"

Introduzione

L'interazione
nel gruppo

La Comunicazione
Interpersonale

Tempo e Relazione

L'Osservazione e la Problematizzazione

Il Modello Educativo

Schema del
Modello Educativo

Mappa sull'Organizzazione dell'Esperienza

Glossario

Bibliografia

PREFAZIONE

Ritornare ai bambini, o meglio, "ai piedi della loro crescita" (M. Luzzi) è un cammino di maturità a tratti doloroso ed impervio, ma capace di cambiarci in modo affascinante e significativo. I bambini, infatti, custodiscono la chiave di acceso al mistero della condizione umana. Quando l'uomo smarrisce la strada che parte dai bambini o ad essi conduce, perde il contatto con il centro di se stesso e del suo "essere-nel-mondo". Nelle situazioni-limite (guerre e simbiosi, terrore ed estasi, fallimento e successo) egli si salva solo se non perde di vista il volto dei bambini. Negare l'infanzia significa aprire il baratro dell'alienazione e della disumanizzazione. Sono convinto, ad esempio, che il governo della "polis" cambierebbe in modo decisivo se venisse assunto come progetto prioritario l'ascolto del bambino. Ascoltati in modo attento e rispettoso, senza false protezioni o arroganti autosufficienze, i bambini invocano e pro-vocano le qualità costitutive della nostra umanità. Nel rapporto con loro, però, in modo tutto particolare, è necessario tenere presente l'avvertenza di H.G. Gadamer, e cioè che la pretesa di capire l'altro troppo presto è funzionale al bisogno di tenerlo lontano. Per ascoltare un bambino, forse è necessario chinarsi alla sua altezza e "dimorare" presso di lui lasciandosi condurre dalla sua danza.
Ma cosa significa, in concreto, affermare che il bambino ha il compito naturale di "custodire" la definizione più intima e genuina della condizione umana? Forse ritornare ai bambini significa ripercorrere la strada che porta all'"antico cancello" da cui si è partiti, sapendo che si vive con pienezza il proprio "esserci-nel-mondo" solo se si ri-parte, se si ri-nasce. D'altra parte Gesù di Nazareth aveva detto con coraggio e chiarezza, proprio in un periodo di massima negazione dell'infanzia, che nessuno può comprendere e pervenire al regno di Dio, ovvero alla pienezza del proprio essere uomo o donna, se non ri-diventa bambino. Non siamo però di fronte ad una semplice metafora affascinante: in realtà, ognuno di noi, nell'indelebile memoria del proprio corpo, è "incinto" del proprio bambino, e solo quando lo porta alla luce rinasce ad una vita piena. Si tratta di dare voce ai vissuti di dolore e di rabbia, di smarrimento e di intraprendenza, di curiosità e di goffaggine, di terrore e di piacere, di invidia e di gelosia, di odio e di amore ... Dentro questo grembo accade il miracolo dell'unione "tra l'esperienza e l'innocenza" che porta alla nascita le scelte più creative e i canti più suggestivi di ogni esistenza.
E' stato per me un onore essere il supervisore del Progetto "Goccia-Genera" che ho ora anche la gioia di presentare. Mi pare che il pregio principale di questa "ricerca-azione" sia stata l'opportunità offerta alle partecipanti di apprendere, sul registro dell'esperienza e della competenza, che non si può incontrare un bambino se gli si parla con fretta e dall'alto, che non ci sono bambini difficili ma relazioni difficili, che nessun bambino può essere compreso se non siamo pronti a capire il bambino dentro di noi, che l'incontro con il bambino accade e crea contatto se "siamo-presenti" totalmente - anima e corpo, occhi ed orecchi, respiro e movimento - e se entriamo nel suo ritmo mantenendo il nostro. L'impianto transculturale di questo lavoro, inoltre, ci ricorda come i bambini siano maestri indiscutibili della comunicazione che è "dentro e al di là" di ogni lingua, e sappiano naturalmente attraversare ogni frontiera rendendola flessibile.
Coniugando la freschezza dell'esperienza e il rigore della competenza, la suggestione del racconto e il rispetto della teoria, il Progetto "Goccia-Genera" offre percorsi relazionali, lungo i quali può accadere l'incanto, sempre nuovo e fecondo, sempre pieno e reciproco, dell'ininterrotto "viavai" tra noi e i "nostri" bambini.

Giovanni Salonia


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